Piccolo libro di istruzioni sulla vita

  • Fai un complimento ad almeno tre persone al giorno
  • Sii più gentile del necessario
  • Sorridi spesso: non costa niente ed è senza prezzo
  • Prendi l’abitudine di fare cose carine per gente che non lo verrà mai a sapere

 

Lo spunto per questa piccola lista mi è stato dato dalla rilettura di un bel romanzo di Severgnini, che cita questo libro scovato in una libreria di NYC, “Life’s little instructions book”, un libro americano, esemplificativo di un popolo d’indole gentile.

Non so se ci siete mai stati negli USA, ma lì se ti chiedono “How are you?” o se ti augurano “Have a nice day” lo senti che non è una frase di circostanza. Poi ti spieghi meglio perchè  “the pursuit of happines, la ricerca della felicità” è sancita a livello della carta costituzionale di questo paese.

In ogni caso, mi auguro che questo piccolo elenco possa essere uno spunto per  colorare il 2013 di toni brillanti o pastello, ma vivi,  eliminando i grigi, che appiattiscono e “spengono” l’esistenza.

Del resto, la mia cara nonna mi diceva sempre che la gentilezza costa poco ma vale tanto.

Ecco, io vorrei smussare gli spigoli, per farmi e fare meno male.

AUGURI!

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Feeling like a ghost

Chissà se a questo piccolo fantasma servirebbe leggere Zsa Zsa. 

Memorie di una donna in miniatura

L’altro giorno in biblioteca mi è capitato sottomano un libro interessante, dal sapore d’antan, infatti la prima edizione risale al 1921, ma direi che poteva essere benissimo il libro tra le mie mani, nel senso che era così mal messo da sembrare provenire da quell’epoca lì.

“Memorie di una donna in miniatura” ne è il titolo e l’autore di questo celebre e singolare romanzo è Walter de la Mare.

Ok, ora penserete che io voglia propinarvi questo libro, e in effetti è così, ma come si fa a resistere a Mario Praz che lo definisce “un romanzo tra i più magici e più melanconici di ogni letteratura”?

Altre pillole?

Non possiamo, per quanto ci sforziamo, vederci come ci vedono gli altri, ma questa non è una buona ragione per non portare gli occhiali”;

Fare amicizia con la solitudine, è in un certo senso il tema del romanzo, il che non equivale a crescere

 

Repetita iuvant suona meglio di addicted.

Dev’essere così che funziona la dipendenza. Ti dici che no, non ci icascherai più, che sarai forte, ecc., ma poi alla prima occasione ti ritrovi a fare quello che non dovresti.

A me è successo con l’idea di andare a intrufolarmi in sti baretti, a prendere un bicchiere di vino al bancone e intanto vedere che succede. Che detto così sembro la versione sfigata di una Carrie di borgata e invece l’ispirazione a insistere con questa abitudine me l’ha data Giorgio Bettinelli nel suo libro “Da Roma a Saigon in vespa”.

Eh sì, il compianto giornalista esploratore si è fatto da solo questo lungo “on the road” e per forza di cose, essendo valido l’assioma l’uomo è un animale sociale, si è trovato ad interagire con l’umanità più disparata, e non solo in senso figurato.

E il risultato di questi approcci interraziali, intereligiosi, inter-qualsiasicosa è stato lo stupore di trovare gente accogliente, disponibile alla chiacchiera e interessante da scoprire, se non altro perchè come insegna il buddismo “gli altri sono il nostro specchio”, dunque è solo attraverso gli altri che possiamo vederci per quello che siamo; insomma se Narciso si specchia nell’acqua e non si riconosce e muore, attraverso lo sguardo dell’altro, invece, ci apriamo alla vita…ok, sto divagando.

Così, io che ho bisogno sempre di motivazioni più grandi di me che giustifichino un banale, ma essenziale, bisogno di scambi sociali “nuovi”, mi sono ritrovata in questo posto carino, accogliente, ecc.

Certo mi sentivo a disagio, l’idea di muovermi in solitaria proprio non mi appartiene, però forse ha ragione la mia amica nel dire che alla trentesima volta mi sentirò più sciolta., chissà.

Ebbene, nessuno mi ha infastidito, nè si è scandalizzato che fossi lì sola soletta, anzi, con naturalezza ho chiacchierato con i baristi e le bariste, con i miei vicini di bancone, con questo tipo alla mia destra molto charmant e divertente.

Se penso che l’alternativa sarebbe stata guardare L’isola dei famosi, allora Thanks God for let me be so brave!

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